Fattura elettronica: lo stop del Garante della Privacy

Mancano pochi giorni ormai al 1° gennaio 2019, quando la fattura elettronica diventerà un obbligo per chi vende beni o presta servizi. Il Garante della Privacy chiede però alle Entrate di rivedere alcuni elementi critici della procedura di acquisizione dei dati.

I rilievi del Garante della Privacy sulla fatturazione elettronica

La scadenza del 1° gennaio 2019 è alle porte, ma il Garante della Privacy con un provvedimento rileva alcuni elementi critici nella procedura ideata dall’Agenzia delle Entrate per la gestione del flusso dei dati.

Il Garante rileva infatti un “trattamento obbligatorio, generalizzato e di dettaglio di dati personali, anche ulteriori rispetto a quelli necessari a fini fiscali, relativi a ogni aspetto della vita quotidiana della totalità della popolazione”, detto trattamento “non appare proporzionato all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito”.

Troppi dati gestiti dunque, al di là di quelli necessari a garantire l’interesse pubblico.

È la prima volta che il Garante interviene esercitando il proprio “potere correttivo di avvertimento” previsto dal Regolamento UE 2016/679.

Proroga in vista per la fattura elettronica?

Sul tema oggetto delle osservazioni del Garante della Privacy si erano già espressi sia il CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) sia l’ANC (Associazione Nazionale Commercialisti). Quest’ultima aveva evidenziato il rischio che “i dati contenuti nelle fatture, che riportano informazioni personali e sulle transazioni commerciali, possano essere oggetto di interesse da parte di terzi, motivati a conoscere le scelte degli operatori commerciali e profilarne le caratteristiche”.

I rilievi del Garante porteranno dunque ad una proroga dell’adempimento?

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, smentisce qualsiasi ipotesi di proroga dell’adempimento affermando che “dal primo gennaio 2019 la fatturazione elettronica sarà obbligatoria in via generalizzata in tutti i rapporti commerciali, quelli business to business e business to consumer”.

Sarebbero però allo studio ulteriori esclusioni oltre a quelle già previste per legge (e cioè soggetti in regime di vantaggio, forfettari e piccoli produttori agricoli).

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